mercoledì, 10 gennaio 2007
18:23

commenti (7)

ECCOCI !?!? "Sono un raver, e questo è il mio manifesto."

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Ebbene si da oggi cercherò di raccontare ciò che più mi riempie il cuore, ciò che più mi fa incazzare e sopratutto ciò che mi ha fatto innamorare.

NON RIESCO A TROVARE PAROLE MIGLIORI DI QUESTE ED AVENDOLE GIà SCRITTE NEL PRIMO POST DI QUESTO BLOG CERCHERò DI SPIEGARMI UN POCHETTO MEGLIO.

L'ATTESA - L'INFO -  IL LUOGO SCONOSCIUTO - ARRIVERò?!?
[recuperi l'info] [telefoni all'ora saggia] [ora sai dovè?!?] [stai arrivando?!?] [la senti?!?] [l'hai trovata!?!]

 "
Cammino, la tensione è sempre quella. La stessa di ieri, di una settimana fa, di venerdì.
Ti prende lo stomaco ti alza la carne, amplifica il brivido che sale dal coccige per arrivare alle tempie.
Cammino ancora, la sento è vicina. Un colpo, è vicina. Un altro ed ancora un altro. Più mi avvicino e più l’inquietudine si impadronisce del mio corpo oramai vuoto, disposto ad aprirsi, a diventare un piccolo lembo, un brandello di carne, solo materia."


MERDA SI!
[gente, la mia gente] [cassa dritta] [furgoni-camper-macchine-motorini-biciclette] [il muro!!! (casse casse casse)]

"170,180,200bpm. Mi perdo al ritmo crescente del battito che strappa e scinde la mente, il corpo e l’anima."

ONORA IL RITUALE.
[celebrazione, la danza]

"Si, le vedo girare mentre il corpo si muove davanti ai generatori di suono, la mente si perde girovagando attorno allo stabilimento ad una velocità spropositata arrivando sino a casa, riuscendo a viaggiare nel tempo facendo riemergere immagini, stati d’animo, risate e tristi lacrime.
E l’anima? L’anima fluttua sopra il corpo che sbalza sul posto al ritmo del BUM. La vedo si allontana e dopo poco torna, più si allontana più torna carica.

Ed io sempre li cosciente della metamorfosi naturale che mi accompagna, che spunta solo quando sorge la celebrazione e che lenta diventa bassa cavità quando via via esaurisce. Una conca che si appropria della festa, che si riempie di pensieri e che svuota il mio corpo, la mia mente e l’anima colma di sensi "

IN FINE?!?
[fanculo] [fottetevi voi e le vostre merda di istituzioni, voi e le vostre stronzate burocratiche] [guardami con sdegno, faccio schifo] [chiamami ricchione, barbone, drogato e se vuoi fottimi tutto.]

"È a questo punto che rincasano lui (crpo), lei (mente) e l’altra (anima). Insignificanze, torno ad essere un vuoto essere umano adattato all’ordinamento, all’istituzione e annotato in margine quanto basta."

<<CHI BAZZICA UN POCHINO LE FESTE ED I VECCHI AFFEZIONATI GIà LO CONOSCONO>>
 Sono un rAvEr, e questo è il mio manifesto.

Il nostro stato emotivo l'estasi.
Il nostro nutrimento l'amore.
La nostra dipendenza la tecnologia.
La nostra religione la musica.
La nostra moneta la conoscenza.
La nostra politica nessuna.
La nostra società un'utopia che sappiamo non sarà mai.

Potete odiarci.
Potete ignorarci.
Potete non capirci.
Potete essere inconsapevoli della nostra esistenza.
Possiamo solo sperare che non ci giudichiate, perchè noi non vi giudicheremo mai.
Non siamo criminali.
Non siamo disillusi.
Non siamo dipendenti dalla droga.
Non siamo dei bambini inconsapevoli.
Noi siamo un villaggio tribale, globale, di massa, che non dipende dalla legge fatta dall'uomo, dallo spazio e dal tempo stesso.
Noi siamo un'unità. L'unità.

Noi siamo stati plasmati dal suono. Da molto lontano, il temporalesco, echeggiante e smorzato battito era simile a quello del cuore di una madre che tranquillizza un bambino nel suo ventre di acciaio, calcestruzzo e fili elettrici.
Noi siamo stati allevati in questo ventre, e qui, nel calore, nell'umidità e nell'oscurità di esso, siamo giunti ad accettare che siamo tutti uguali. Non solo per l'oscurità e per noi stessi, ma per la vera musica che batte dentro di noi e passa attraverso le nostre anime: siamo tutti uguali. E attorno ai 35Hz possiamo sentire la mano di un dio sul nostro dorso, che ci spinge avanti, ci spinge a spingere noi stessi a rinforzare il nostro pensiero, il nostro corpo e il nostro spirito.
Ci spinge a girarsi verso la persona vicino a noi per stringere le mani e sollevarle, condividendo la gioia incontrollabile che proviamo creando questo magico cerchio che può, almeno per una notte, proteggerci dagli orrori, dalle atrocità e dall'inquinamento del mondo che sta di fuori. in questo preciso momento, con queste premesse, che ognuno di noi veramente nato.

Continuiamo ad ammassare i nostri corpi nei clubs, nei depositi e negli edifici che voi avete abbandonato e lasciato senza alcuna ragione, e gli riportiamo vita per una notte. Una vita forte, deflagrante, che pulsa, nella sua più pura, più intensa, nella più edonistica forma. In questi spazi improvvisati, noi cerchiamo di liberarci dal peso dell'incertezza di un futuro che voi non siete stati capaci di stabilizzare e assicurarci.
Noi cerchiamo di abbandonare le nostre inibizioni, e liberarci dalle manette e dalle restrizioni che avete messo in noi per la pace del vostro pensiero.
Noi cerchiamo di riscrivere il programma che avete cercato di indottrinarci sin dal primo momento che siamo nati.
Programma che dice di odiarci, di giudicarci, di rifugiarci nella più vicina e conveniente tana.
Programma che dice persino di salire le scale per voi, saltare attraverso i cerchi e correre attraverso labirinti su ruote per criceti.
Programma che ci dice di cibarci dal brillante cucchiaio d'argento col quale tentate di nutrirci, anzichè lasciare che ci nutriamo da soli, con le nostre stesse mani capaci.
Programma che ci dice di chiudere le nostre menti, invece di aprirle.

Fino a quando il sole sorgerà per bruciare i nostri occhi rivelando la realtà del mondo che avete creato per noi, noi balleremo fieramente con i nostri fratelli e sorelle, celebrando la nostra vita, la nostra cultura, e i valori in cui più crediamo: pace, amore, libertà, tolleranza, unità, armonia, espressione, responsabilità e rispetto.

Il nostro nemico l'ignoranza.
La nostra arma l'informazione.
Il nostro crimine violare e sfidare qualsiasi legge che voi sentite aver bisogno di utilizzare per porre fine all'atto di celebrare la nostra esistenza.
Ma ricordate che mentre potete fermare un qualsiasi party, in una qualsiasi notte, in un qualsiasi città, in una qualsiasi nazione o continente di questo magnifico pianeta, non riuscirete mai spegnere il party intero. Non avete accesso a questo interruttore, non importa quello che pensate.
La musica non si fermerà mai.
Il battito del cuore non si spegnerà mai.
Il party non finirà mai.

[(grazie a Brule per avermi convinto a condividere un aspetto essenziale della mia cazzo di vita)]
sabato, 30 dicembre 2006
18:39

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Non capire è l’obiettivo.

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Vago nel caos e onoro il popolo lontano

Aggrovigliarsi di sguardi sprezzanti

Accompagnano il passo lento

Vita in teatro, riso forzato.


Macchine, macchine ovunque

strombettio si clacson giustifica l’ingiustificabile: la fretta

panni stesi ad asciugare, facciate ruvide senza intonaco

vicoli bui restano nella notte.

Odore di marcio, sacchi ovunque ai margini delle strade

Odore acre, fuoco presta fede alla giustizia

 

Non capire è l’obiettivo.


Cedo ai rituali onorando il nulla

Invidio, disonoro, provoco e nel fine infrango

Resto fuori dalle vostre mille croci

Disonoro il vostro dio onorando le mille anime

 

Scaracchio sulle buone intenzioni di ingioiellati papponi

Rivendico libertà disonorando l’attuale

Mi carico da schifati sguardi

Rinnovo il mio essere vomitando sulla vostra sete di guistizia

Odio.

 

Voglio per risultato il caos

Mille abbracci di sconosciuti che invadano il corpo

Suoni gravi che facciano vibrare il tutto

Rinascere di abbandonate aree a voi un tempo care

 

Non capire è l’obiettivo.

Nitida inconsapevolezza di cervelli appianati dal comune volere.

 


sabato, 16 dicembre 2006
18:48

commenti (6)

Illuditi, non conosci lieto fine.

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Tempo vola, mi consumo al pensiero dell’assenza, annoio pallidi sguardi compiacenti.

Digrignarsi di denti, vista persa nel nulla. Scrivi e nell’atto stupisci.

Scatenati, ora puoi.

Sputa insanguinate infamità, sbeffeggia, ruggisci. E nel poi?

Ride il secondo tuo essere.

Commosso compatisce l’incapacità, è inutile cercarlo, emergerà nel notturno chiarore di ruvidi pensieri.

Rarità è lucidità di incontro, rotta convinzione fondata nel nulla circostante.

Come i sogni emergono immagini, cartelle virtuali lacerano reali corpi auto proclamati sani.

Immerso in una virtuale cura, fatichi per emergere.

Cullati tra vecchie foto.

Chiudi gli occhi e ricorda le mille immagini rubate nel buio dell’assenza.

Trastullati la mente come il neo con cui giocavi.

Vorresti barare, sbirci per scoprire come andrà a finire.

Speri confidando nella più astratta fase notturna, reale quanto le tue convinzioni.

Illusorie astrazioni, sai bene cos’è per te.

Inventa.

Assicurati che gli altri percepiscano il tuo attuale benessere artificiale.

Mentre fingi consiglio:

Illuditi, non conosci lieto fine.

sabato, 16 dicembre 2006
18:47

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...ritornano assillanti i numeri.

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Tre, ritornano assillanti i numeri. Vagare di sogni inesaudibili.
Colgono il capo alla tarda ora, apre gli occhi cervello cosciente.
Percome? Motivo inebria candido pensiero rotto da realtà.
Rossa palla insanguinata scossa da ruvide mani struscianti cerca reale risveglio.
Fastidioso, nauseante conato spinge a recuperare l’atto sano dello sfogo.
Sorge dubbiosa questione di inoperata funzione non conscia.
Inusuale cambio di rotta, sogno volto alla rottura. Rimangio testi e tesi inequivocabili.

Ecco la questione arrivare, accompagnata da strana tensione volta alla rottura.
Non sei emersa nei momenti in cui a rigore saresti dovuta arrivare,
esci di nascosto dall’oggi al domani, senza giungere a conclusione.

Realtà spinge il corpo a spegnersi nuovamente, interrotto solo da formale routine.
Misto di tremori accostati a fitte poco fisiche. Trema vecchia pompa di calore.
Provo nuovamente a cercare inattendibili risposte, più mi inabisso e più la realtà emerge.
Difesa è pensarti sogno: poco attendibile agglomerato di speranze.
Vaga profondo il reale vissuto.
Cerco di trovare sotto la materia immagine sino ad ora incontestata dall’altro.
Poche le ore di assenza cariche di inusuali colpe. Periodo capace di rovinare giornate,
brevi pensamenti mischiano la falsa melodia dell’assurda convinzione.

I classici clic pesano poiché sapienti.
Cervello alterna possibili combinazioni ignorandone il significato.
Troppe inutili lettere sbalzano in ritardo.
Le immagini restano rendendo ancora più insistente lo sfregare di mani su tonde orbite poco riposate.
 
sabato, 16 dicembre 2006
18:46

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Penso? Questa volta sono due.

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Il maestro-poeta Iugo passeggia disteso incrociando pensieri da astrologo a strani sonetti scritti a penna su involucri vuoti di cartine da tabacco.


Due carrellini, un bastone, una strana pipetta. Il necessario.

Sorriso fermo, fiero, accompagna quell’accento straniero che tinteggia tutti i termini seguiti da strani occhiolini poco sobri.


Due piccoli minuti, è il necessario per rendere stretta la reciproca empatia. Ecco fatto.

Due i libri aperti vogliosi di conoscere vite altrui, intenti all’equa consolazione.

Vigili ragionamenti, attraversano le orecchie, centrano la questione spezzando strani organi rossicci. “Tuto e puositivio” ripete insistentemente, spiegando nuovamente la teoria a braccetto con strani numeri elevati alla seconda.

Parla.

Io ascolto per il venti percento, troppi pensieri cingono di blocco, ruotando, formando strani loop poco piacevoli.

Uno su tutti centrifuga, accentuando il fischio che mi accompagna dall’ultima festa sui monti.


Penso? Questa volta sono due.

Uno va a sinistra, crea quell’atto nervoso che fa chiudere le palpebre per rendere ancora più intenso quel rimasuglio di contatto.

L’altro, inaspettato, arriva come pugno sul lato opposto. Fortuito il tutto. Capace di rendere formale l’informalità facendo cedere gambe affaticate da notte di rituali.

Ora?

Bah!

Svanisce tutto in secondi, musica, rabbia, sonno, contentezza. Sogghigni nervosi si alternano a rugiade capaci di macchiare scarpe sporche pronte a ripartire o almeno a provare. Luce svanisce ancora più, facendo percepire il freddo dei rilievi.


Feedback. Flash.

Ancora vecchi-nuovi sentori.

Macchi foglio invano, sapendo che l’attimo seguente arriverà colmo di idee.

Tarantolata serata milanese passata, motivo di via. Invasione aliena scaturisce in me atteggiamenti scomodi, mai emersi, dal prurito chiaro.

Due volti contrapposti scambiano strani sguardi tesi. Ne è colma l’aria, esplode il tutto. Si perde il controllo, nero tutto attorno.

Parole, digrignare di denti, rossori in volto. Sfogo privo d'effetto, inspiegabili atti, strane espressioni, infelici uscite tue.

Aiutano ben poco.


Due partenze, tra cui la mia.

Solitaria conduzione voluta, arriva sino ad una notturna sala d’attesa. Casa per i molti. Difficoltoso l’appisolarsi. Poco importa, l’abitudine arriverà.

Mattino.

Medaglie coniate schioccano dentro ciotola deformata. Giunge lenta l’ora. Raccolto proficuo rende possibile la diffusione.

Sospiro di sollievo, piacevole contrasto.

Nuovamente rosso lo sguardo fisso su tasti neri usurati dalle mille utenze.


sabato, 16 dicembre 2006
18:45

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Pastello sole, pioggia in vernice, carta a formare alberi.

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Acque gelide, moto ondulatorio, catturano sguardi immersi nella fotografia. Piacevole mistura di colori che ricordano la fanciullezza.

Pastello sole, pioggia in vernice, carta a formare alberi.

Aspiri, ubriacature di odori, sapori. È sangue ciò che accomuna anime distinte.

Frazione di secondo: inspiri liberandoti, chinando il capo agevolando l’uscita di mista aria incrociata ad altro. Atto meccanico riflette essenza di uomo. Convinta consapevolezza di superiorità, rilassante immaginazione di supremazia solletica il genere.

Dubbi ? troppi. soccorrono il trascorrere di serate funebri intente a cercare risposte. Visibile malinconia si aggrappa alle vesti dei finti spensierati.

Riso meccanico quanto il respiro.

Bella la sensazione di irrisolta questione che quotidianamente rinvigorisce l’impulso vitale garantendo attimi rabbiosi inevitabilmente tramutati in nevrotica risata.

Scorto il destino a braccetto, tutelo un incerto venturo facendo attenzione alle limpide acque ferme, uniformi, immobili.

Di esito dubbio.

sabato, 16 dicembre 2006
18:45

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..immagina e nel poi.. ..espone:

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Nausea, si.
Vomito, la fottuta immagine di animali attenti agli istinti. Tutto normale. Sogghigni al pensiero dei paroloni dei concetti astratti: Goldman, Reclus, Bunuel. Acconsento, espando, diffondo, sino al momento. Quello ultimo, ciò si presenta inaspettato animando lo sbatacchiare degli incisivi e quel formicolio che parte dalle unghie invadendo tutto l’arto, esemplificandone il vissuto.
Troppe questioni adombrate alla vista dei tasti, incitano lo sfiato. Invane velleità sprofondano nel banale rendendo il tutto più cupo più rabbioso.
Vero o mistificazione, canzoncina assillante scava la calotta. Piacevoli emicranie.
Nausea, si.
Vomito, eppure penso.
Diego, volto scavato da trentacinque annate di ingiuria immagina e nel poi espone: “..la luce mi da forza, le tenebre il coraggio”.
Frulla la mistura di vocali e consonanti, accostate in modo attento volto a formare quel concetto oggettivo che segue l’intera giornata placandosi solingo alla chiusura dei battenti.
Una, due sigarette. Televisione accesa.
Ascolto.
La cenere casca, terremoto di tremori la rendono instabile, lasciando il segno. Silenzio ora. Spazio al fiato accentuato dal battito. Non serve nulla, tutto è stato pensato. Quello che manca è il coraggio.
sabato, 16 dicembre 2006
18:44

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Destinata luce costretta a svanire...

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Destinata luce costretta a svanire, brividi dati dal caldo.

Ferma il respiro creando moltitudine di nodi in gola.

Il primo ripensando a quel citato bagliore che saltella sinuoso e che ghermisce rendendo il tutto nulla. Il secondo, accentua l’eredità di Adamo, riportando reminiscenze di odori e di forma.

Tutti salgono e scendono incitando la pioggia ad arrivare alle labbra.

Pioggia salata si consuma seccandosi sulle guance, devastando i tanti sorrisi carichi di Quello.

Fatica, troppa. Facile per il cuore, ligio allo sforzo, non solo diastole. Meno semplice è ciò che resta inchiodato nel cranio.

Dubbia necessità, periodo di armistizio, immagini recingono parole accompagnate da rugiada.

Dipartita esatta da impazienza. Assurdità di eventi. Sommità di impulsi, ultima la cagione.

Il carro oscilla dando uno strano ritmo a versi simili a parole in un conflitto strano.

Prima salgono arrivando sino all’ultimo dei mille nodi, poi qualcosa le spinge giù costringendole a tornare al loro posto poiché dettate dallo stesso lembo di carne che nel quotidiano determina terrore.

Non tengo all’azione, preme forte in realtà il timore di smarrimento, l’assenza di replica vigorosa. Ed ora.

Ora nulla, riporto il tutto all’apice poiché è una droga, è la mia droga che nulla rende artificiale ma che lentamente logora quel muscolo che pompa sangue e che si sacrifica poiché più lo sforzo è grande più il bagliore amplifica i mille sensi.

sabato, 16 dicembre 2006
18:43

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..accoppiati attacchi d'ira meticolosamente custoditi.. ..illegittimamente violati da ferro..

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Priorità, sono solo priorità.
Ore appisolato davanti ad un tubo, catodica immersione valsa a nulla.
Clap ritmati tallonano stupidi suoni, aumenta onda seguita da tastiera.
Sforzi, ebbi valore a minime attenzioni, angosciante (io) alle retini dell’(es).
Una finestra, un cantiere, dei binari. Tante, troppe rappresentazioni mentali sottolineano esuberanze di forma. Archetipi, primordiali istinti riportano a quella.
Essere, digitali impronte marchiate a fuoco permettono la collocazione, l’identificazione di ciò che non è, che veritiero appare agli sguardi insulsi.
Vittoriosi sentori di gloria. Nauseanti odori, profumi innaturali, colorata filigrana determina l’indeterminabile vagliando primarie necessità.
Cranio distrutto, mille miraggi, accoppiati attacchi d'ira meticolosamente custoditi, illegittimamente violati da ferro.
Uno. Colpo proprio, sferrato da arto tremante, ingiustificata reazione dettata da ideale.
Morte certa, da foro zampilli di globuli a braccetto con la grigia materia che evapora odio, amore, rabbia, giustizia, socialità, inibizioni, contraddizioni. Fumi privi di olfatto si incanalano per le vie di una piazza, dispersione, anima strappata alla perdita, riciclaggio volto alla crescita di ambizioni immateriali colma necessità dei molti differenziati.
Cerchio di abulici servi copre scempio, impettiti giustizieri adempiono al mestiere miserabile. Ora silenzio. Dolore, spasmi, contrazioni muscolari. Nulla è invano.
 
sabato, 16 dicembre 2006
18:42

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.Difetto di calcolo nella ricerca di assentimento.

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Stili quelli di vita, ritmi assordanti saltellano tra incudine e martello. Fiotto di ossessioni ricerca estenuante in assidua immersione.

Ripenso, carpire frazione di piccoli meccanismi cerebrali rende instabile la scissione, che regola lo spossante sforzo. Immaginario quello, stratosferico rogo di presentimenti dimoranti nelle viscere.

Brucia più di tutto l’infondato, sentore nauseante strappa parziale sorriso. È tutto uguale: autistica attesa, incontro continuo con l’apparecchio. a,b, troppo semplice ma inspiegabilmente più cocente.

Non un ghigno, non una stilla.

Fierezza del corpo spensieratezza del capo.

Inconsistente oblio contro il peso delle poche sillabazioni appiana cefalee.

a,b,g, arrossiscono sguardi intenti al dovere.

Bianco colore. Fittizio periodo vissuto in fiala plastica. Motivo di vanto.

Nuovamente manifesta gravezza contagiosa, virus incurabile, bacillo deforme a cui non è possibile dare definizione.

Nulla da fare, addizione svigorisce il vero operando in me piccolo peso trascinato da mortale. Comprendo, afferro. Difetto di calcolo nella ricerca di assentimento.
sabato, 16 dicembre 2006
18:39

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gIrO... ..sassi, ruggine, spine, ortiche...

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Giro, circolo, circonferenza, circuito sterrato per me. Ad altri, parquet.

A me sassi, ruggine, spine, ortiche. Ad altri la pelle di camoscio, la pelliccia, il coccodrillo.

A noi rimane la pelle callosa, botte, lividi, rossori e prurito.

La cosa difficile è lamentarsi, non c’è motivo. Perché?

Tutto è codificabile, analizzabile. Il senso esiste.

A voi i centesimi, a me basta quella intuizione che aizza tutto ciò che è pelo in me.

Passa veloce altro dì. Corre tempo.

affolla rendendo fluido il sangue che tranquillizza l’atto del corpo. Il tutto non riempie bisacce.

Colma polmoni dipinti dal fumo. Fegato, traboccante mirto. Milza dolente.

Colma senso, pentagono di elementi assumono forme indefinibili in movimento:

dalla bocca, la terra, sfiora la gola investe esofago e cede alla volontà del fuoco in corsa attraverso stomaco,senza differire tra piccolo e grande: intestino è intestino.

Acqua spegne bruciore, pace cieco, pace colon e pace anche a te retto lambito come solo il vento sa fare.

Da qui in poi spazio sino all’ultimo millimetro.

Sino all’ottavo differisce, crea. Dissomiglia, immagina. Varia, esplora.

Influenza il muscolo cardiaco affaticato dalle troppe melanconie che a differenza dei molti concede la gloria al senno sviscerando minimi frammenti sminuzzati all’eccesso.

Esuberanza di cocci.
   
sabato, 16 dicembre 2006
18:36

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Una ora. Dell’uno. Una ora. Del due. Una ora. Del cinque a cavallo del sei.

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È l’uno, lo è di maggio, io zuppo di sudore accenno ad una danza rara ultima tekmeraviglia partorita da un incesto. Via di mezzo tra l’essere incazzato ed inquietato. Io non ancora di plastica agli occhi di chi sai.

Semplice, da li a poco la scoperta.

Sorriso brillante , paresi che non si degna di cessare.

Un pochino da questa parte un pochino dall’altra i piedi sbalzano soli, ed io costretto a seguirli.

Una ora. Dell’uno.

Mi affaccio a destra e a sinistra, arranco mi trascino avanti e dietro, mi sporgo e da dietro la scoperta. Mi stropiccio gli occhi, luce troppo forte per me, sorpreso scruto quel bagliore che saltella sinuoso e che ghermisce rendendo il tutto nulla.

Imparo a conoscere quel riverbero cosciente dell’inutilità dei miei sforzi porto avanti l’ oscillazione linguaggio nuovo, valido congegno. L’errore è mio, mi giro troppo, ruoto la testa a 180° e nel mentre quel luccichio si dilegua.

Una ora. Del due.

È il buio , gli occhi si debbono abituare, le pupille dilatare per restituire quella condizione di apparente e abituale tranquillità.

Mi altero affogando chi sino ad all’ora aveva depistato riducendo quell’ aura ad una semplice scintilla.

Passa tempo e la luce svanisce dai miei pensieri, sino a quella.

Una ora. Del cinque a cavallo del sei.

Il frastuono arriva all’apice, scinde i frammenti minuscoli di una struttura a tratti precaria che comprime il suono che sbalza all’udito.

E poi.

Tutto ora appare muto, tutti fermi, scruto il brillio, comunico a sguardi.

Ogni piccolo movimento è una frase che mi accompagna.

Resettiamo da capo, facendo ordine, sforzandosi di rendere possibile l’attrazione di poli opposti.

È il viaggio, io come lei: luce.

Finisce tutto, di nuovo, da capo. Non va via, non si lava il pensiero che resta inchiodato alle tempie, che disordina il pensiero e che sfoca lo sguardo.

È una droga, è la mia droga che nulla rende artificiale ma che lentamente logora quel muscolo che pompa sangue e che si sacrifica poiché più lo sforzo è grande più il bagliore amplifica i mille sensi.
sabato, 16 dicembre 2006
18:35

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INtUiScO SENSi iN nAtUrA

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GIRA tutto, NULLA è IN sostanza

Cammino, la tensione è sempre quella. La stessa di ieri, di una settimana fa, di venerdì.
Ti prende lo stomaco ti alza la carne, amplifica il brivido che sale dal coccige per arrivare alle tempie.
Cammino ancora, la sento è vicina. Un colpo, è vicina. Un altro ed ancora un altro. Più mi avvicino e più l’inquietudine si impadronisce del mio corpo oramai vuoto, disposto ad aprirsi, a diventare un piccolo lembo, un brandello di carne, solo materia.
170,180,200bpm. Mi perdo al ritmo crescente del battito che strappa e scinde la mente, il corpo e l’anima. Si, le vedo girare mentre il corpo si muove davanti ai generatori di suono, la mente si perde girovagando attorno allo stabilimento ad una velocità spropositata arrivando sino a casa, riuscendo a viaggiare nel tempo facendo riemergere immagini, stati d’animo, risate e tristi lacrime.
E l’anima? L’anima fluttua sopra il corpo che sbalza sul posto al ritmo del BUM. La vedo si allontana e dopo poco torna, più si allontana più torna carica. Ed io sempre li cosciente della metamorfosi naturale che mi accompagna, che spunta solo quando sorge la celebrazione e che lenta diventa bassa cavità quando via via esaurisce. Una conca che si appropria della festa, che si riempie di pensieri e che svuota il mio corpo, la mia mente e l’anima colma di sensi. È a questo punto che rincasano lui (crpo), lei (mente) e l’altra (anima). Insignificanze, torno ad essere un vuoto essere umano adattato all’ordinamento, all’istituzione e annotato in margine quanto basta.